Due cuori di luce neon

Educazione sessuale e affettiva a scuola per infrangere i tabù tra i giovani

L’educazione sessuale e affettiva è una grande sconosciuta in Italia. Non esiste un programma scolastico che annoveri tra gli insegnamenti anche nozioni base che riguardino la sessualità e la sfera affettiva. Anche se gli adolescenti di oggi vorrebbero programmi dedicati che possano aiutarli a vivere meglio la loro intimità e a comprendere non solo il sesso come atto pratico e riproduttivo ma anche l’identità di genere, l’erotismo, il piacere femminile e maschile, ad esempio.

Siamo nel XXI secolo, eppure ci sono dei tabù ancora duri a morire, che rendono difficile accettare i cambiamenti nella mente, nel corpo e nelle relazioni già a partire dall’adolescenza. Le famiglie italiane ancora non vogliono sentir parlare di educazione sessuale e affettiva tra i banchi di scuola, come se fosse uno scandalo parlare del corpo umano e di come funziona, di sentimenti ed emozioni. In altri paesi d’Europa e del mondo, invece, l’educazione sessuale e affettiva è una materia come tutte le altre, e consente di  preparare i giovani, informarli ed educarli in merito alla loro sfera più intima; anche per evitare che incappino in disinformazione e fake news, che negli ambiti della medicina e della salute proliferano come virus pericolosi e che solo con la conoscenza si possono debellare.

Ragazza guarda lo smartphone

Adolescenza e sessualità

“La scuola vista dagli adolescenti” è un’indagine che viene realizzata da Laboratorio Adolescenza e Canale Scuola di Corriere per capire gli argomenti che gli studenti vorrebbero affrontare durante le lezioni che frequentano ogni giorno. In occasione della presentazione dei dati del quinto rapporto sull’indagine che ha coinvolto 780 alunni delle scuole primarie di Milano, è emersa una necessità fondamentale per quella che potrebbe essere la scuola dei loro sogni. E in particolare di quali potrebbero essere le nuove materie da inserire con costanza nella programmazione annuale delle lezioni. L’educazione sessuale si è piazzata al secondo posto tra le discipline che gli adolescenti vorrebbero approfondire in ambito scolastico, subito dopo un altro tema altrettanto importante e fortemente sentito dai giovanissimi: il tema del rispetto di genere e delle minoranze.

Il 45% degli alunni di sesso maschile e il 51% degli alunni di sesso femminile hanno individuato nell’educazione sessuale e affettiva una materia di studio. Non un approfondimento da fare di tanto in tanto, magari durante le lezioni di biologia dedicate al corpo umano e, in particolare, al funzionamento dell’apparato riproduttivo, ma una vera e propria materia da inserire in un programma continuativo e modellato di volta in volta in base ai cambiamenti e alla crescita dei ragazzi. Gli adolescenti italiani sono ben consapevoli di quanto sia importante trattare queste tematiche e quanto servirebbe un approccio multidisciplinare per approfondire argomenti ancora ricchi di preconcetti infondati, false credenze e idee sbagliate che possono compromettere la salute e il benessere sessuale e il rapporto individuale con la sessualità sin da giovanissimi.

L’educazione sessuale oggi è demandata ai coetanei, agli amici più grandi, a fonti di informazione come il web, con il risultato di ricevere spiegazioni fuorvianti, incomplete, inattendibili e senza fornire le giuste indicazioni per vivere una vita sessuale sicura e protetta, appagante e serena. Eppure, secondo l’80% dei ragazzi intervistati nell’indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti di Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD, è proprio la scuola che dovrebbe fornire approfondimenti di questo tipo e una formazione mirata.

Fonte: Corriere.it
Ragazzi tra i banchi di scuola con le mani alzate

Perché l’educazione sessuale e affettiva a scuola è importante

L’educazione sessuale e affettiva a scuola dovrebbe essere materia di studio. Ne sono convinti i ragazzi stessi ma non lo sono i genitori, spesso restii a parlare di argomenti considerati tabù a casa, figuriamoci tra i banchi scolastici, tra una lezione di matematica e una di italiano.

La famiglia dovrebbe rappresentare il primo luogo deputato all’educazione dei ragazzi, anche quando si parla di tematiche sessuali, che includano l’affettività e l’emotività che accompagna la crescita di ogni individuo. È una responsabilità dei genitori, un loro dovere, per poter affrontare un tema tanto delicato quanto importante per la vita di ognuno di noi. Non solo le famiglie non svolgono più questo tipo di educazione, ma sono anche di ostacolo quando qualche preside illuminato o qualche insegnante volenteroso tentano di cambiare le carte in tavola, con budget risicati e poco tempo a disposizione, anche se accompagnati, spesso, da progetti volti a promuovere la crescita individuale di ogni studente.

Eppure, l’educazione sessuale e affettiva dovrebbe servire ai ragazzi proprio per comprendere la loro sfera più intima ed evitare di cadere in luoghi comuni e cliché pericolosi anche dal punto di vista della salute e del benessere. Bisognerebbe evitare di porre censure nei confronti di un argomento che dovrebbe essere considerato naturale. Perché fa parte della crescita di ogni persona e che, priva di riferimenti educativi in tal senso, potrebbe essere affidata alle informazioni sbagliate o essere affrontata con scarsa preparazione su un tema che, invece, fa parte della nostra evoluzione biologica, psicologica e sociale.

Conoscere come funziona il proprio corpo, come funziona l’apparato riproduttivo delle donne e degli uomini, i metodi contraccettivi più utili e sicuri, le malattie che si possono trasmettere con l’attività sessuale, la fertilità femminile e maschile, l’importanza dei controlli medici: tante nozioni che, spesso, ai giovani (e persino ai meno giovani) mancano o sono fornite in modo sommario. E che causano problemi anche gravi, perché una società sessualmente impreparata genera frustrazione, senso di colpa e di inadeguatezza, imbarazzo, confusione, mancanza di rispetto nei confronti del corpo e dell’emotività di se stessi e degli altri.

Ragazza pensierosa seduta sulle scale della scuola

Salute sessuale e riproduttiva da salvaguardare

Solitamente la sessualità è affrontata velocemente in quinta elementare, quando si apprendono poche nozioni di base riguardo le differenze dell’apparato riproduttivo femminile e maschile e su come avviene il concepimento e lo sviluppo del feto. Stop. I cambiamenti del corpo prima e dopo la maturità sessuale e affettiva non vengono affrontati. A colmare le lacune dei più curiosi ci pensa Internet, ormai alla portata di tutti e di tutte le età, con spiegazioni inadatte proprio perché non indirizzate ad una specifica fascia di età e che non tengono in considerazione la storia personale di ogni adolescente che vede il proprio corpo e i propri pensieri cambiare giorno dopo giorno.

Ci sono poi aspetti che non vengono affrontati con sufficienza, limitandosi a fornire poche e sommarie informazioni, come l’evoluzione del corpo femminile per quanto riguarda la fertilità. La maggior parte delle ragazze è informata sul fatto che dal menarca alla menopausa potrebbe rimanere incinta, ma quante di loro sono consapevoli del fatto che la fertilità femminile è soggetta a cambiamenti drastici nel corso del tempo? O che è possibile preservare la fertilità ricorrendo all’Egg Freezing, la tecnica di crioconservazione degli ovociti(*)?

Tante informazioni fondamentali per la vita di ogni ragazzo e di ogni ragazza, che però non vengono fornite dalle famiglie e dalle scuole. Con il rischio che si formino generazioni di giovani adulti che ignorano come funzionano il sesso, la sessualità e la riproduzione.

Anche Papa Francesco ha sottolineato che occorre fare educazione sessuale nelle scuole, “un’educazione sessuale che sia oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se si fa un’educazione sessuale piena di ideologia, allora si distrugge una persona. Il sesso, come dono di Dio, ha bisogno di essere educato, non con rigidità ma tirando fuori il meglio delle persone, accompagnandole nel cammino”. Perché l’educazione sessuale è fondamentale ed è giusto che faccia parte del bagaglio culturale di ognuno di noi, rispettando le diverse esigenze di informazione in tutto l’arco della vita di una persona.

*Gedeon Richter Italia, multinazionale farmaceutica che si occupa di salute e benessere della donna, ha istituito la campagna informativa “Il Momento Giusto”, un progetto che ha una valenza educazionale in tema di fertilità femminile e della sua preservazione tramite Egg Freezing.
La campagna si rivolge alle a giovani donne, per renderle consapevoli del fatto che biologicamente l’età migliore per poter avere un figlio va dai 20 ai 30 anni, ma in questa fascia d’età è piuttosto normale non essere nelle condizioni economiche, personali e sociali per ‘’metter su famiglia’’. Il rischio, però, è quello di ritardare il momento di diventare madri, quando le possibilità che si instauri naturalmente una gravidanza si affievoliscono a causa dell’avanzare dell’età. Oggi c’è una soluzione per coniugare il desiderio di realizzazione personale, prima che familiare, con la naturale diminuzione della capacità riproduttiva e si chiama Egg Freezing: : la criopreservazione ovocitaria per ragioni non mediche (Egg Freezing) dà l’opportunità a ciascuna donna di ‘’congelare la propria fertilità’’ ed utilizzarla al ‘’Momento Giusto’’, riducendo lo stress legato alla pressione dell’orologio biologico.

Visita il sito www.ilmomentogiusto.org per avere maggiori informazioni sulla fertilità femminile e la sua preservazione tramite Egg Freezing

Una giovane coppia si bacia

Standard di educazione sessuale in Europa

In Europa sono sette i paesi che non affrontano a scuola l’educazione sessuale. Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Spagna, Romania e, ovviamente, l’Italia. Nel resto del vecchio continente, invece, la promozione del benessere sessuale e affettivo è una tematica che rientra come materia curriculare obbligatoria e non c’è possibilità di scelta da parte dei genitori e, di conseguenza, non richiede il consenso della famiglia. È una materia di studio come lo possono essere tante altre. In Svezia è obbligatoria dal 1977, in Inghilterra e nel Galles dal 2009. In Scozia esiste il programma Healthy Respect, mentre in Germania e in Francia fa parte dei programmi scolastici dagli anni Settanta. Nei Paesi Bassi esiste un programma specifico per parlare di salute e sessualità dal 1980.  Negli USA vengono fornite alcune nozioni nella scuola media inferiore o superiore, mentre alcuni istituti scolastici hanno introdotto l’educazione sessuale e affettiva  già dalle elementari. Non esiste ad oggi in Europa un obbligo nell’introduzione dell’educazione sessuale come materia scolastica ma è una scelta fortemente consigliata dall’Unione Europea, che disciplina attraverso linee guida ben precise e realizzate a seconda delle fasce d’età di riferimento.  Ogni Istituto, di conseguenza, può decidere autonomamente se e come proporre ai propri studenti la materia.

In Italia, però, anche il semplice dibattito sull’inserimento nel programma scolastico di materie riguardanti le relazioni interpersonali, l’affettività e la sessualità è praticamente assente. Se ne è parlato con una proposta di legge nel 1975. E ne abbiamo avuta un’altra nel 2015 ma non si è mai trasformata in niente di più di un semplice “pezzo di carta”. Alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, portano avanti progetti indipendenti (W l’Amore, ad esempio), fornendo materiali digitali a diversi target “facendo riferimento al concetto di salute sessuale dell’OMS (2002) che può essere raggiunta solo garantendo e promuovendo i diritti sessuali di tutte le persone”.

Ma non essendo materia scolastica obbligatoria, l’educazione sessuale e affettiva  in Italia è quasi sempre trattata marginalmente sia a scuola sia in famiglia. Eppure, sono i ragazzi stessi a comprenderne l’importanza e a chiedere programmi educativi che possano aiutarli nel riconoscersi come individui nella loro totalità, aspetti sessuali dal punto di vista fisico e fisiologico, emotivo e sociale, compresi.

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