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I fattori di rischio sulla salute in generale e quella riproduttiva in donne affette da disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono un fenomeno in continua crescita, soprattutto tra preadolescenti e adolescenti ma possono manifestarsi anche in età adulta. È necessario porre l’attenzione sulla problematica con diagnosi precoci e tempestive, prima che possano portare a conseguenze permanenti sia a livello fisico sia psicologico e, nei casi più gravi, anche al decesso. Vediamo insieme quali sono i più comuni DCA e il loro impatto sulla salute in generale e sulla salute riproduttiva femminile.





l disturbi del comportamento alimentare e il Covid-19

Oggi più che mai è fondamentale sensibilizzare sui rischi dei disordini alimentari. Solo parlandone, infatti, si può aiutare chi ne soffre e non ha la forza di chiedere aiuto né di ammettere di avere un problema, fornendo tutti gli strumenti necessari per guarire da una vera e propria malattia che, se non curata, potrebbe causare danni permanenti anche molto gravi alla salute di mente e corpo.

Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 l’incidenza delle patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari è notevolmente aumentata. Epicentro ISS ha stimato un peggioramento delle condizioni di salute in pazienti con diagnosi di DCA proprio a causa di lockdown e restrizioni, con una maggiore incidenza di ricadute o peggioramento della malattia. Senza dimenticare che chi soffre di questi disturbi rischia maggiormente di contrarre l’infezione da Covid-19. La situazione che stiamo vivendo, inoltre, può favorire la comparsa di alterazioni anche gravi nel rapporto con il cibo, di comportamenti disfunzionali e di “food addiction”.

La paura di ammalarsi, l’isolamento sociale, la mancanza di contatti con altre persone e la difficoltà di poter accedere ai servizi sanitari per il timore di contrarre il virus, così come la limitazione a incontri esclusivamente online con psicologi e psichiatri, sono tutte situazioni che hanno comportato un aggravarsi della condizione fisica e psicologica delle e dei pazienti e che hanno portato a un incremento di rischio in soggetti fragili e predisposti.

Come si riconoscono i disturbi alimentari? Quali sono i sintomi, le manifestazioni, le caratteristiche dei DCA? Vediamoli insieme, consigliando sin da ora un contatto diretto con il medico di base e con strutture in grado di diagnosticare e curare i disturbi alimentari, qualora si sospetti di soffrirne o di avere in famiglia e tra gli amici persone affette da uno o più DCA.





Cosa sono e quali disturbi alimentari esistono?

I DCA, disturbi del comportamento alimentare, o semplicemente disturbi alimentari, sono malattie che si caratterizzano per un’alterazione delle abitudini nutritive e che comportano una maniacale ossessione per le forme del proprio corpo e il suo peso, arrivando ad avere una percezione completamente distorta della propria immagine.

I DCA sono stati inseriti nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) in quanto chi ne soffre sviluppa comportamenti alterati relativi alla propria alimentazione, alla visione di se stesso e mette in atto una serie di azioni finalizzate a contenere l’assunzione di cibo e il suo effetto sul peso.  Solitamente, sono disturbi che compaiono nella maggior parte dei casi in età adolescenziale e colpiscono maggiormente il genere femminile, anche se non mancano casi anche in età adulta e tra le persone di sesso maschile.

I principali disturbi del comportamento alimentare sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED).

Esistono anche altre patologie correlate, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia. Le patologie sono accompagnate da comportamenti che alla lunga portano mente e corpo a soffrire pesantemente: i pazienti mangiano di meno, praticano un digiuno non salutare, hanno crisi bulimiche assumendo molto cibo in tempi ristretti, inducono il vomito per non prendere peso, utilizzano lassativi, diuretici o anoressizzanti per non ingrassare, fanno attività fisica in modo maniacale ed esagerato, evitano la socialità per paura di essere giudicati riguardo l’alimentazione oppure di cadere in tentazione nei confronti del cibo.





Anoressia nervosa

Il termine anorexia dal greco significa mancanza di appetito. Le caratteristiche principali dell’anoressia riguardano la psiche: chi ne soffre è costantemente preoccupato dell’introduzione eccessiva di cibo e il conseguente aumento di peso, sviluppa il terrore di ingrassare, controlla maniacalmente le calorie osservando periodi di digiuno, restrizione alimentare e ossessiva attività fisica. Non riesce ad accettare le forme del proprio corpo e, anche di fronte a una magrezza patologicamente evidente, ha una visione completamente alterata del proprio aspetto fisico. I pazienti sperimentano bassa autostima, depressione, paura, difficoltà di concentrazione, asocialità. L’anoressia è diagnosticata a fronte della mancanza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi, causati dalla perdita eccessiva di peso.

Bulimia nervosa

La malattia si manifesta con crisi bulimiche, ovvero abbuffate incontrollate e immotivate. La persona che ne soffre sviluppa l’esigenza psicologica di nutrirsi di una quantità esagerata di cibo, seguita da atteggiamenti di compensazione finalizzati all’evitare di prendere peso dagli alimenti ingeriti: induzione del vomito, utilizzo di lassativi e diuretici, eccessiva attività sportiva. Il cibo viene ingerito senza soffermarsi sul suo sapore o sul piacere di nutrirsi, prediligendo alimenti ipercalorici. Le conseguenze psicologiche per un disturbo di tale portata possono turbare la qualità della vita di chi ne sperimenta i sintomi: inadeguatezza, senso di vuoto, mancanza di fiducia, angoscia, ansia. A differenza dell’anoressia, che comporta un’evidente e preoccupante perdita di peso, i soggetti bulimici possono mantenere un normo peso e questo comporta una maggiore difficoltà di diagnosi. 





Disturbo da alimentazione incontrollata

Il Binge Eating Disorder o BED è un disturbo che presenta crisi bulimiche senza l’attuazione di comportamenti di compensazione. Chi ne soffre acquista molto velocemente peso a causa dell’eccessivo apporto calorico, soffre di evidente sovrappeso oppure obesità, e manifesta imbarazzo, depressione, ricerca della solitudine, disturbi d’ansia e della personalità. È uno dei disturbi che più frequentemente insorge in età adulta ma che colpisce anche in età infantile.

Disturbi dell’alimentazione sottosoglia

Si intendono quei disturbi che non soddisfano tutti i requisiti diagnostici per rientrare in un disturbo dell’alimentazione specifico (anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione compulsiva). Le persone che ne sono affette manifestano alterazioni del rapporto con il cibo e il proprio corpo. La categoria include malattie come l’anoressia nervosa atipica, bulimia nervosa di durata limitata, disturbo da alimentazione incontrollata di durata limitata, purging disorder (azioni di controllo dell’apporto calorico tramite digiuno, attività sportiva, utilizzo di lassativi), night eating syndrome (risveglio notturno per assumere cibo).

Disturbi della nutrizione

I feeding disoders, disturbi della nutrizione, sono classificati diversamente dagli eating disorders, i disturbi alimentari. I primi comprendono la ruminazione (rigurgito a seguito di ingestione del cibo, in assenza di patologie della digestione), la pica (ingestione di materiale e sostanze non alimentari come carta, stoffa, sapone), il disturbo da restrizione dell’assunzione di cibo (resistenza all’assunzione di alimenti o di un gruppo di alimenti adeguati all’età e al fabbisogno individuale).





Le conseguenze dei DCA

I disturbi del comportamento alimentare alla lunga sconvolgono la vita di chi ne soffre. Ad essere maggiormente a rischio sono la sfera relazionale, quella sociale e quella lavorativa. La paura dell’effetto del cibo sul corpo diventa il protagonista principale dei propri pensieri e provoca principalmente ansia, stress e depressione con la conseguente auto esclusione dalla vita sociale, per evitare tentazioni oppure giustificazioni. Uno degli effetti più gravi di una alimentazione disturbata consiste, inizialmente, nella perdita di energie, mentali e fisiche che comportano l’impossibilità di svolgere le più comuni attività quotidiane, dal lavorare al prendersi cura di se stessi e, nei casi più gravi, il decesso.

Per chi soffre di disturbi alimentari chiedere aiuto è un passo molto difficile da compiere, perché raramente i pazienti arrivano ad ammettere autonomamente di avere effettivamente un problema con il cibo.

Un comportamento che ritarda la diagnosi, con tutti i rischi che questo comporta. Sensibilizzare sulla tematica è fondamentale per fornire tutti gli strumenti utili a riconoscere un disturbo alimentare nelle persone vicine, così da poterle prendere per mano e accompagnarle in un percorso medico che possa portare alla guarigione da disturbi che, alla lunga, possono arrivare a distruggere la persona affetta, sia fisicamente sia mentalmente.

Una corretta educazione alimentare e la promozione di abitudini alimentari sane, fin dalla più tenera età, diventano fondamentali per evitare che si possano manifestare disturbi della nutrizione. Inoltre, ogni persona dovrebbe crescere nella consapevolezza del proprio corpo e delle sue forme, prendendo coscienza di quanto sia importante per la propria salute fisica e mentale una corretta assunzione calorica e l’introduzione di una dieta ricca, varia e adeguata al proprio fabbisogno giornaliero. Il cibo è il perfetto alleato della nostra salute, in quanto se adeguatamente assunto, aiuta a prevenire l’insorgenza di particolari malattie, come le patologie cardiache, le intolleranze, i tumori, prendendosi cura anche della salute riproduttiva femminile.

I disturbi alimentari possono provocare problemi anche molto seri alla fertilità femminile, compromettendo l’ovulazione e alterando la qualità e quantità della riserva ovarica.



Fisiologicamente, con il passare del tempo il numero e le caratteristiche degli ovociti diminuiscono naturalmente, subendo un calo significativo intorno ai 35 anni e andando a esaurirsi con la menopausa. Chi soffre di disturbi alimentari accelera questo processo: l’Istituto Superiore di Sanità stima che l’obesità e l’eccessiva magrezza sono causa, entrambe, del 6% dell’infertilità primaria, ovvero del 12% dell’infertilità totale.





I rischi per la fertilità femminile

I disturbi del comportamento alimentare, come abbiamo sottolineato in precedenza, possono provocare problemi di infertilità femminile. L’alimentazione non corretta, non equilibrata e l’indebolimento della riserva ovarica che ne deriva per pratiche scorrette possono compromettere la capacità riproduttiva femminile. Si può incorrere in squilibri del sistema ipotalamo-ipofisario-ovarico. E le conseguenze sono devastanti: si stima che i DCA non diagnosticati possono essere causa di infertilità femminile: il 58% delle donne con amenorrea ne soffre e il 16,7% delle donne con problemi di infertilità ha anche un disturbo dell’alimentazione.

L’irregolarità mestruale e l’amenorrea possono essere tra i fattori di rischio dell’infertilità femminile, perché il ciclo ovulatorio non ha luogo correttamente quando si scende o si sale sotto o sopra una soglia critica del peso corporeo.

Nelle donne obese si osserva, inoltre, l’alterazione metabolica dell’insulinoresistenza, che è spesso associata alla sindrome dell’ovaio policistico (le ovaie presentano una micropolicistosi dei follicoli: i follicoli continuano a produrre estrogeni in modo costante senza permettere il verificarsi delle condizioni che portano all’ovulazione). Questa sindrome non è caratteristica solo dell’obesità, naturalmente, tuttavia è presente nel 40-50% delle donne obese.
Istituto Superiore di Sanità

Inoltre, un’alimentazione scorretta e una perdita o aumento di peso eccessiva possono alterale l’equilibrio ormonale impedendo la corretta ovulazione. I disturbi alimentari possono anche provocare danni seri alla fertilità maschile, in particolare alla qualità dello sperma.

In caso di DCA diagnosticato o di sospetti riguardo comportamenti alimentari potenzialmente a rischio, se si ha in mente di dare vita a una gravidanza è sempre bene chiedere un consulto ad un medico specializzato, che saprà sicuramente accompagnare la donna e l’uomo affetti da tali patologie nel percorso migliore per poter risolvere un disturbo che alla lunga può avere un impatto devastante sulla sua vita.





Come si guarisce da un disturbo alimentare?

Le prime cure sono la prevenzione e la diagnosi tempestiva. È importante che la persona affetta da disturbo alimentare sia accompagnata attraverso un adeguato e continuativo percorso psichiatrico, psicologico e farmacologico a seconda della gravità del problema. Il percorso di guarigione è lungo e faticoso ma, fortunatamente, sono numerose le strutture e le community online che offrono supporto sul problema con un approccio multidisciplinare.

Tante donne e uomini soffrono di disturbi alimentari. Vuoi contribuire a supportare la loro guarigione? Segnalaci nei commenti le strutture e le community social dove trovare risposte e aiuto sui più comuni DCA. Grazie ❤️

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